Lombalgia

Per “mal di schiena” o lombalgia s’intende dolore limitato alla regione lombare. Si stima che circa l’80 – 90% delle persone almeno una volta nella vita manifestano una sintomatologia analoga. E’ infatti un sintomo tipico dell’età adulta che colpisce maggiormente quelle professioni che espongono il rachide lombare a maggiore usura. La lombalgia è caratterizzata da dolore spontaneo localizzato al rachide lombare accentuato alla pressione locale e ai tentativi di mobilizzazione del tronco, da contrattura dei muscoli paravertebrali lombari e da rigidità del tronco.
Si parla di lombalgia acuta per episodi dolorosi isolati di durata inferiore a 7 giorni, recidivante se gli episodi si ripetono in un periodo massimo di 6 mesi e di cronica quando il dolore persiste oltre i 3 mesi.
Al fine di formulare una corretta diagnosi e quindi un’appropriata terapia, è necessario distinguere una lombalgia meccanica e una infiammatoria.
La lombalgia meccanica può essere causata da :
- artrosi della colonna vertebrale ovvero processi degenerativi dei corpi vertebrali o dei dischi vertebrali dovuti all’invecchiamento delle strutture stesse;
- ernia del disco ovvero la fuoriuscita del nucleo polposo del disco intervertebrale dalla propria sede per sovraccarico ripetuto sul disco stesso;
- stenosi vertebrale ovvero un restringimento del canale spinale con compressione delle strutture interne ad esso;
- spondilolisi, un difetto di una parte della vertebra, detta istmo. Questa condizione può essere complicata dalla spondilolistesi, caratterizzata dallo scivolamento in avanti di una vertebra;
- fratture vertebrali o cedimenti osteoporotici.
Le manifestazioni cliniche della lombalgia meccanica sono rappresentate da :
- dolore generalmente ben localizzabile a livello lombosacrale, che può irradiarsi agli arti inferiori ed associarsi ad alterazioni della sensibilità come sensazione di formicolio, bruciore, punture di spillo; si ha un aggravamento in seguito a posizione eretta prolungata, lavoro manuale pesante, sollevamento e torsione ripetuta, postura errata e un miglioramento con il riposo.
Le lombalgie a genesi infiammatoria sono rappresentate da spondilodisciti sostenute da diversi agenti patogeni (quali il bacillo tubercolare, la salmonella, la postoperatoria da discectomia…), oppure le forme sostenute da parassitosi (quale l’echinococcosi), e ancora le forme reumatiche, l’artrite reumatoide e la spondilartrite anchilosante.
Il trattamento del dolore lombare si basa, innanzitutto, sul riposo: eliminare la causa del dolore è la prima cosa da farsi per evitare l’aggravarsi del sintomo.
Talvolta è consigliato l’utilizzo di un corsetto lombare nel periodo della fase acuta.
I farmaci antinfiammatori agiscono sul dolore e l’infiammazione e sono spesso indispensabili in questa prima fase, associati anche alla massoterapia e alle terapie fisiche antalgiche, come la tens, l’ultrasuonoterapia, il laser e la tecar.
Molto efficace sul dolore e la contrattura muscolare sono la mesoterapia antalgica, le manipolazioni vertebrali nonché l’ozonoterapia per via della sua potente azione antinfiammatoria e miorilassante.
Anche la fisiokinesiterapia, con il trattamento riabilitativo della colonna lombare finalizzato all’apprendimento di specifici esercizi di stretching e rinforzo muscolare degli addominali e dei muscoli dorso-lombari che il paziente può ripetere anche autonomamente al proprio domicilio, è un valido aiuto alla risoluzione del mal di schiena.
In conclusione, per la cura e la prevenzione della lombalgia, è necessario attuare un corretto stile di vita con una costante attività sportiva al fine di mantenere un peso corporeo ottimale, di rendere elastiche le strutture tendinee degli arti e del tronco e di tonificare la muscolatura addominale e gli stabilizzatori del rachide.